Perle di imitazione

Perle di Imitazione

Si può dire che solo a partire dal XX secolo si è sviluppato con successo il marketing delle perle di coltivazione, e con esso anche quello delle perle d’imitazione, ossia di quei prodotti artificiali “di qualsiasi composizione, costituiti da una o più parti di origine naturale e/o artificiale prodotti dall’uomo per ottenere la forma e l’aspetto delle perle” (Normativa UNI n. 10245), fabbricati interamente dall’uomo con tecnologie diverse e senza l’utilizzo dei molluschi. Uno dei sistemi più comuni per riconoscere una perla d’imitazione da una coltivata è quello di osservare se i fori sono sbucciati, oltre alla consueta prova dello sfregamento sulla superficie dei denti. Qui di seguito elenchiamo alcune delle perle d’imitazione più comuni e rintracciabili sul mercato.

Le Perle di Imitazione più comuni da trovare sul mercato

Sferetta di vetro opalescente ricoperta con essenza d’Oriente e successivamente immersa in un bagno di nitrato di cellulosa.
Sferetta di vetro soffiato, rivestita internamente con essenza d’Oriente e successivamente riempita con cera.
Si tratta di una protuberanza di madreperla tagliata e lucidata nei minimi dettagli.
Sferetta di alabastro ricoperta da sostanza iridescente (colla di pesce, scaglie lucenti di ostriche, polvere di madreperla).
Sferetta tagliata da un impasto omogeneo di petali di rosa (pestati, essiccati, bagnati più volte con acqua di rose e compattati). Lucidata con olio di rosa, ha una profumazione tenue e delicata.
Sferette di madreperla immerse in vernici a base di sostanze plastiche, miscelate a carbonato di piombo, mica, ossido di titanio, quindi ricoperte da pellicole iridescenti di nylon. Sono commercializzate spesso con altri nomi impropri di fantasia (Angelo, Sheba, Mikomo, Takara, Kobe, Nikko, Sumo, Fijii, Aloha) o, peggio, perle di coltura migliorate.
Sferetta di vetro alla quale, durante la fusione, vengono aggiunte sostanze di aspetto madreperlaceo.